Come lo stress rende più vulnerabili la memoria, la concentrazione, l’attenzione e il tono dell’umore

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Come lo stress rende più vulnerabili la memoria, la concentrazione, l’attenzione e il tono dell’umore

Lo scopo di questo articolo è mostrare qual è il modello interpretativo che al momento attuale viene applicato per comprendere come gli eventi stressanti possano determinare:

        stanchezza mentale,

        peggioramento del tono dell’umore,

        alterazione delle funzioni cognitive come la memoria, la concentrazione e l’attenzione.

I modelli interpretativi cercano di spiegare un fenomeno e la sua evoluzione ricorrendo a regole generali che, per il tema affrontato in questo articolo, riguardano il funzionamento del sistema nervoso centrale, in particolare del cervello.

I modelli interpretativi sono indispensabili sia per stabilire se la condizione di alterazione dell’equilibrio delle funzioni dell’organismo possa essere affrontata o sia irreversibile, sia per individuare la migliore misura correttiva da adottare.

La migliore misura correttiva da adottare è sempre quella causale, ovvero quella che agendo sulle cause determina il recupero dell’equilibrio delle funzioni dell’organismo.

Quindi il modello interpretativo che segue spiega la perturbazione dello stato di salute del sistema nervoso centrale generato da eventi stressanti e fornisce una prospettiva per valutare le misure correttive più credibili.

Le cause dello stress

La stanchezza mentale e lo stress che vengono percepiti nell’anomala situazione che stiamo collettivamente vivendo a causa dell’epidemia da coronavirus possono dipendere da vari fattori separatamente o, in alcuni casi, dalla somma di più fattori.

La panoramica inerente ai fattori stressanti è ampia:

        la reclusione forzata presso il proprio domicilio,

        la modifica delle modalità con le quali viene svolto il lavoro,

        il ridimensionamento o la perdita del lavoro,

        il dover badare ai propri figli senza interruzione,

        la perdita di persone care,

        i timori per la ripresa delle attività

        l’incertezza per il futuro.

Tutti gli eventi elencati vengono interpretati come stressanti dall’organismo, che attiva meccanismi fisiologici per conservare il proprio equilibrio, che investono il sistema nervoso e il sistema endocrino. Tali meccanismi possono risultare utili all’organismo se gli eventi stressanti sono singoli e circoscritti nel tempo ma divengono nocivi se gli eventi stressanti si sommano, si ripetono o cronicizzano nel tempo.

La plasticità neuronale

Il sistema nervoso centrale è vulnerabile alle condizioni di stress. Come si legge negli studi pubblicati dalla rivista della National Academy of Sciences statunitense, l’avanzamento delle conoscenze neurobiologiche sia a livello sperimentale, sia a livello clinico ha permesso di dimostrare che l’alterazione delle funzioni cognitive e del tono dell’umore, che può sfociare nell’umore depresso, siano associati a modificazioni della plasticità delle cellule nervose, universalmente identificata come plasticità neuronale.

La plasticità neuronale è la straordinaria capacità dei neuroni di modificare in tempi rapidi o a lungo termine sia la loro funzione, sia la loro morfologia in seguito a stimoli ambientali, endocrini, farmacologici o a insulti patologici e quindi garantire il mantenimento della loro funzione.

Per comprendere pienamente quali danni alle funzioni cerebrali possano derivare dall’alterazione della plasticità neuronale è utile richiamare l’attenzione sul fatto che la capacità di adattarsi sviluppata dai neuroni in risposta agli stimoli ambientali e alle interazioni sociali è quella che ha consentito al cervello degli esseri umani di acquisire, durante l’evoluzione della specie, proprietà funzionali sempre più sofisticate. In alcuni studi pubblicati su Science e altre riviste di prestigio, si dimostra come la struttura e le funzioni del cervello di ciascun essere umano vengano continuamente modificate grazie agli stimoli ambientali e alle interazioni sociali, tramite la stimolazione della plasticità neuronale. Ciò dimostra quale sia il rilievo degli stimoli ambientali e delle interazioni sociali nel corretto sviluppo e funzionamento del cervello e quanto possa essere critica per la salute del cervello l’alterazione improvvisa degli stimoli ambientali e delle interazioni sociali.

Il cortisolo, l’ormone dello stress

Il cortisolo, che viene spesso chiamato ormone dello stress, viene prodotto dalle ghiandole surrenali, che appartengono al sistema endocrino, e interviene in numerose funzioni vitali come il metabolismo, la secrezione degli ormoni, la funzione del cuore, la funzione del sistema immunitario. Il cortisolo interviene inoltre nelle funzioni del cervello e condiziona la plasticità neuronale.

Le ricerche condotte e pubblicate in riviste di neuroscienze hanno dimostrato che il cortisolo ha un ruolo cruciale nel modulare la funzione neuronale attraverso modificazioni della plasticità neuronale (alcuni esempi: Brain on stress: How the social environment gets under the skin; The stressed synapse: the impact of stress and glucocorticoids on glutamate transmission; Synaptic plasticity in sleep: learning, homeostasis, and disease; Sleep and wake modulate spine turnover in the adolescent mouse cortex).

Il cortisolo ha un ritmo circadiano, ovvero i suoi livelli nel sangue sono elevati al mattino e si riducono drasticamente alla sera e durante la notte. La plasticità neuronale si modifica in relazione all’andamento circadiano del cortisolo e tra i neuroni più suscettibili vi sono quelli localizzati nelle aree del cervello che hanno un ruolo cruciale nel controllo della sfera emozionale, affettiva e cognitiva.

In dipendenza dell’incremento dei livelli cerebrali e del suo perdurare nel tempo, il cortisolo è in grado di esercitare un’azione positiva o negativa sulla funzione dei neuroni e sulla loro plasticità.

A tal proposito, dalle ricerche condotte, è emerso che il cortisolo condiziona la plasticità neuronale grazie a due diversi meccanismi. Un meccanismo passa attraverso l’attivazione di specifici recettori presenti sulle membrane dei neuroni, l’altro passa attraverso la trascrizione di specifiche porzioni del DNA dei neuroni.

In condizioni normali il livello del cortisolo nel sangue risulta elevato al mattino, suggerendo un suo ruolo nel ritmo sonno-veglia e una specifica, favorevole azione sulla plasticità neuronale finalizzati a preparare il cervello ad affrontare la nuova giornata fornendo le prestazioni migliori. Infatti, livelli elevati di cortisolo sono associati al rilascio di maggiori quantità di neurotrasmettitori eccitatori, utili per garantire le migliori prestazioni del cervello. Il livello di cortisolo si riduce durante la giornata per raggiungere il minimo alla sera e durante la notte. Conseguentemente si riduce l’attività dei neuroni e la melatonina, ormone di cui cresce la secrezione alla sera e durante la notte, può svolgere la sua funzione.

La melatonina favorisce il rilascio dei fattori necessari per nutrire i neuroni e per consentirne la riparazione e induce un sonno ristoratore, che permette il ripristino delle riserve energetiche del neurone e il consolidamento dei ricordi della giornata precedente.

Quindi se l’andamento dei livelli giornalieri e notturni del cortisolo è corretto anche la melatonina può svolgere la sua funzione. La combinazione delle funzioni del cortisolo e della melatonina consente le migliori prestazioni del cervello a livello emozionale e affettivo e la migliori funzioni cognitive, quindi una maggiore capacità di concentrazione di memorizzazione e così via.

Uno stimolo stressante acuto e occasionale genera una cascata di eventi che conducono al rilascio di cortisolo e ciò risulta utile per un individuo che deve affrontare una situazione di allerta o di pericolo.

Al contrario, quando il livello del cortisolo si eleva eccessivamente e tale condizione perdura nel tempo, quindi in condizioni di stress ripetuto o cronico, cresce il rischio per la manifestazione di disturbi del metabolismo, cardiocircolatorie, immunitarie e anche per l’alterazione della plasticità neuronale, che conduce al peggioramento progressivo delle funzioni cognitive e del tono dell’umore.

Conclusioni

In conclusione, la reclusione forzata, la modifica delle modalità con le quali viene svolto il lavoro, il ridimensionamento o la perdita del lavoro, il dover badare ai propri figli senza interruzione, la perdita di persone care, i timori per la ripresa delle attività o l’incertezza per il futuro, che dobbiamo affrontare in questo particolare momento storico, sono tutti eventi stressanti che innalzano la sintesi e il rilascio di cortisolo. Se questi eventi perdurano nel tempo e si sommano tra loro, il cervello può risentire dei livelli eccessivamente elevati di cortisolo e la conseguenza è l’alterazione della plasticità neuronale. L’individuo che si trova in questa condizione percepisce un peggioramento delle funzioni cognitive e del tono dell’umore.

Sulla base di questo modello interpretativo le misure ideali da adottare in caso di stress ripetuto o protratto nel tempo devono essere rappresentate dalla rimozione delle cause che determinano lo stress. Purtroppo, ciò non è sempre possibile e pertanto una seconda opzione è rappresentata dall’assunzione di sostanze che possano regolare il livello di cortisolo rilasciato nell’organismo e favoriscano il ripristino dell’andamento circadiano del livello del cortisolo nel sangue. L’adozione di queste misure consente il ripristino della corretta plasticità neuronale e conseguentemente il miglioramento delle funzioni cognitive e del tono dell’umore, restituendo in tal modo la piena efficienza al cervello e l’auspicata serenità.