L’importanza delle vitamine del complesso B per la conservazione o il ripristino dello stato di salute

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Vitamina B

A cosa servono le vitamine del complesso B

In questo periodo si parla molto del sistema immunitario, di come si possa potenziarne l’attività e di come si possa modulare la sua risposta nei confronti degli agenti patogeni.

Risalendo agli elementi cardine del funzionamento del sistema immunitario, si sottolinea che le vitamine del complesso B, tutte insieme, sono necessarie per consentire il funzionamento di qualsiasi cellula dell’organismo umano, comprese le cellule che costituiscono il sistema immunitario. Sono infatti cofattori coinvolti in ogni aspetto del funzionamento cellulare (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30779018/ - Mikkelsen KApostolopoulos V. B Vitamins and Ageing. Subcell Biochem. 2018;90:451-470).

Ciò vuol dire che un insufficiente rifornimento anche di una sola vitamina del complesso B ha conseguenze ne­gative su tali processi, compromettendo la funzionalità cellulare e, conseguentemente, le funzioni dell’intero organismo, compresa la capacità di difendersi dagli agenti patogeni, che possono aggredirlo in qualsiasi momento.

Cosa sono le vitamine del complesso B

Le vitamine del complesso B sono: la tiamina (B1), la riboflavina (B2), la niacina (B3), l’acido pantotenico (B5), la vitamina B6, la biotina (B7) il folato (B9), la cobalamina (B12).

Si tratta di un in­sieme di molecole tra loro diverse per origine e struttura chimica, strettamente legate le une alle altre nell’intricato apparato biochimico cellulare. All’interno della cellula le loro funzioni si intrecciano nel metabolismo energetico, nei processi anabolici, nella replicazione cellulare e, in generale, nella funzionalità cellulare.

Ci sono vitamine del complesso B più importanti di altre?

Alcune vitamine del complesso B godono di grande fama e notorietà. A esse viene attribuito grande rilievo in numerosi articoli divulgativi e all’interno della composizione di molteplici prodotti venduti nelle farmacie. Queste vitamine del complesso B vengono spesso considerate in modo isolato dal contesto delle altre vitamine del complesso B, attribuendo loro funzioni che potrebbero apparire indipendenti dall’attività delle altre vitamine del complesso B. Una vitamina che si presta a esemplificare questo atteggiamento è la vitamina B12.
Spesso si legge che la vitamina B12 è utile per le funzioni del sistema nervoso centrale e quindi è utile come tonico e ricostituente nei soggetti che accusano stanchezza mentale, o nel caso in cui si manifesti un declino della memoria. Inoltre, alla vitamina B12 viene attribuita una specifica utilità per il trattamento delle forme di anemia e per contrastare la stanchezza fisica.
Infine, alla
vitamina B12 si attribuisce la funzione di potenziare la funzione del sistema immunitario. Ciò non vale solo per la vitamina B12, anche ad altre vitamine del complesso B vengono attribuite funzioni che sembrano indipendenti dalle funzioni delle altre vitamine del complesso B.

In contrasto con questo atteggiamento, in questo articolo si intende sottolineare quanto possa risultare prezioso per la conservazione o il ripristino dello stato di salute considerare l’azione sinergica svolta dall’insieme di tutte le vitamine del complesso B.

Una vitamina del complesso B della quale si parla poco: la riboflavina

Proviamo a valutare, a titolo di esempio, quale possa essere il rilievo di una vitamina del complesso B di cui si parla poco: la riboflavina o vitamina B2. Essa entra a far parte di coenzimi chiamati flavina mononucleotide (FMN) e flavina adenina dinucleotide (FAD), necessari per il funzionamento di enzimi chiamati ossidoreduttasi, che a loro volta sono necessari per lo svolgi­mento delle reazioni del metabolismo degli zuccheri, dei grassi, delle proteine e per le reazioni della respirazione cellulare.

FMN e FAD fun­gono da coenzimi nella gran parte dei processi enzimatici cellulari e in tali processi sono fattori li­mitanti cruciali. Tra l’altro, sono indispensabili per la sintesi della vitamina B3 dal triptofano e per la sintesi della forma biologicamente attiva del folato (vitamina B9) e della vitamina B6, pertanto anche le funzioni svolte da queste ultime vitamine dipendono dall’attività svolta dalla riboflavina.
La riboflavina è necessaria per l’assorbimento e l’utilizzo del ferro, per la sintesi dell’emoglobina e di altre proteine coinvolte nel metabolismo energetico, dalle quali dipende la respirazione cellulare e l’ottenimento dell’energia necessaria per consentire all’organismo di vivere e svolgere le proprie funzioni.

Le flavoproteine che contengono riboflavina sono cofattori nel me­tabolismo degli acidi grassi essenziali, compresi quelli che sono inclusi nella membra­na cellulare dei neuroni cerebrali dai quali dipendono le funzioni cognitive, come ad esempio la memoria.

I derivati della riboflavina hanno pro­prietà antiossidanti dirette e incre­mentano la capacità antiossidante dell’organismo in quanto sono coinvolti nella rigenerazione del glutatione, il principale antiossidante prodotto dal nostro corpo.

La riboflavina è coinvolta nell’attività del sistema immunitario. Essa, infatti, partecipa ai processi che consentono il controllo del processo infiammatorio e favorisce la funzione delle cellule fagocitarie, che hanno il compito di rimuovere gli agenti patogeni.

La carenza di riboflavina causa una sindrome caratterizzata da infiamma­zione, anemia, disfunzione cognitiva e depressione, alterazione delle funzioni del sistema immunitario associato alle mucose e infiammazione degli angoli della bocca, glossite e dermatite de­squamativa.

Questa sommaria e incompleta rassegna delle molteplici azioni svolte dalla riboflavina consente di comprendere come le azioni attribuite alla vitamina B12, di cui si è scritto precedentemente, non si possano esclusivamente attribuire alla vitamina B12, bensì dipendano anche dalla compresenza della riboflavina.
Ciò non deve spingere a distogliere l’attenzione dalla vitamina B12 per concentrarla sulla riboflavina, isolandone le funzioni rispetto alle altre vitamine del complesso B.
Al contrario, ha lo scopo di dimostrare che le azioni di tutte le vitamine del complesso B sono legate tra loro, comprese quelle delle vitamine che ricorrono meno negli articoli e nelle pubblicità.

Ci sono buoni motivi per i quali sia giustificato parlare poco della riboflavina?

Forse non si parla della riboflavina perché non è mai carente negli esseri umani, mentre altre vitamine del complesso B più note possono risultare carenti.

In realtà questa ipotesi viene rapidamente smentita passando in rassegna la letteratura scientifica. Si scopre infatti che nei Paesi Sviluppati la carenza di riboflavina è molto diffusa tra la popolazione: il 10-15% della popolazione mondiale ha ereditato una condizione di limitato assorbimento e utilizzo della riboflavina (Sinigaglia-Coimbra R et al. Riboflavin deficiency, brain function, and health. In Handbook of Behavior, Food and Nutrition; Springer: Berlin, Germany, 2011; pp. 2427–2449); nel Regno Unito il 54% della popolazione adulta non anziana ha almeno un deficit marginale di riboflavina (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28775706/ - Marashly ET, Bohlega SA. Riboflavin Has Neuroprotective Potential: Focus on Parkinson’s Disease and Migraine. Front. Neurol. 2017;8:333), il 41% degli anziani che soggiornano presso la propria abitazione e il 95% delle ragazze adolescenti mostrano un deficit di riboflavina (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21525198/ - Powers HJ et al. Correcting a marginal riboflavin deficiency improves hematologic status in young women in the United Kingdom (RIBOFEM). Am J Clin Nutr. 2011;93:1274–84). In generale, la carenza di riboflavina nei Paesi europei varia tra il 7 e il 20% (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12791609/ - Powers HJ. Riboflavin (vitamin B-2) and health. Am J Clin Nutr (2003) 77(6):1352–60). 

Si può quindi concludere che la riboflavina svolge importanti funzioni e risulta spesso carente nella popolazione.

Uno studio in cui si dimostra l’effetto della supplementazione alimentare con riboflavina

Uno studio clinico condotto nel 2011 nel Regno Unito fornisce un prezioso contributo per completare la riflessione sulla riboflavina. Come si è detto, la carenza di riboflavina è molto diffusa tra le giovani donne del Regno Unito, nonostante siano apparentemente ben nutrite.

Nello studio clinico Powers HJ et al. Correcting a marginal riboflavin deficiency improves hematologic status in young women in the United Kingdom (RIBOFEM). Am J Clin Nutr. 2011;93:1274–84 sono state individuate 123 donne con età compresa tra 19 e 25 anni che presentavano una modesta carenza di riboflavina, testimoniata da un parametro, misurato per mezzo dell’esame del sangue, che riguarda il funzionamento di un enzima che rigenera il glutatione nei globuli rossi.
Il glutatione è una delle principali sostanze a effetto antiossidante che si trovano nel corpo umano, quindi una ridotta capacità di rigenerarlo nei globuli rossi ha come conseguenza la maggiore esposizione del globulo rosso allo stress ossidativo e a un precoce invecchiamento, che espone al rischio di anemia.

All’inizio dello studio tutte le giovani donne mostravano una modesta carenza di riboflavina ma solo l’11% poteva essere considerato anemico sulla base della bassa concentrazione dell’emoglobina nel sangue.
I soggetti arruolati nello studio vennero divisi in due gruppi: un gruppo assunse 2 mg al giorno e l’altro 4 mg al giorno di riboflavina. Per entrambi i gruppi l’assunzione della vitamina proseguì per 8 settimane consecutive e in tale periodo i soggetti non modificarono la loro dieta consueta e non assunsero farmaci o integratori contenenti ferro. Nonostante ciò, al termine delle 8 settimane, tutte le donne risposero favorevolmente al trattamento, mostrando un incremento significativo sia della concentrazione dell’emoglobina, sia della conta dei globuli rossi.
I soggetti che all’inizio dello studio mostravano la più accentuata carenza di riboflavina godettero del più accentuato incremento della concentrazione di emoglobina e della conta di globuli rossi. Al termine del trattamento solo il 3,4% dei soggetti risultò ancora anemico.

Cosa si può ricavare dai risultati di questo studio?
In primo luogo, dato che usualmente non viene condotta alcuna indagine medica riguardante i livelli plasmatici della riboflavina, si può dare per scontato che tra le 123 donne arruolate nello studio solo l’11% avrebbe potuto essere sottoposto a qualche cura. Si tratta dell’11% che mostrava una condizione di anemia.
Presumibilmente questi soggetti sarebbero stati trattati con un farmaco o un integratore a base di ferro per correggere lo stato di anemia, mentre lo studio dimostra che per loro sarebbe stato utile e necessario assumere semplicemente una maggiore quantità di riboflavina rispetto a quella che già entrava a far parte della loro dieta.
In secondo luogo, sempre per il motivo che nessuno indaga sui livelli della riboflavina, il restante 89% dei soggetti non sarebbe stato trattato in alcun modo, mentre lo studio dimostra che erano carenti di riboflavina, con tutte le conseguenze che ciò comporta, compreso quel fatto che condiziona negativamente tutte le funzioni del corpo che richiedono energia, ovvero che, pur non essendo ancora anemiche, disponevano di concentrazioni di emoglobina e numero di globuli rossi inferiori rispetto alle loro reali esigenze. Infatti, se così non fosse stato, la supplementazione con riboflavina in questi soggetti non avrebbe determinato alcun effetto.

Tirando le somme, i risultati di questo studio dimostrano come concentrare l’attenzione solo su alcune vitamine del complesso B e trascurarne altre possa ridurre la possibilità di godere di un pieno stato di salute.

Estendiamo nuovamente il discorso a tutte le vitamine del complesso B

Le vitamine del complesso B sono sostanze che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare, salvo, come si è detto, una modesta quota di vitamina B3. L’organismo non è inoltre in grado di immagazzinarle. È quindi indispensabile che tutte le vitamine del complesso B vengano introdotte ogni giorno per mezzo dell’alimentazione. Quando quest’ultima non apporta una sufficiente quantità di tali vitamine, risulta necessario integrarne l’assunzione per mezzo di opportuni integratori alimentari o farmaci.

Alcuni alimenti sono particolarmente ricchi di più di una delle vitamine del complesso B e pertanto se questi alimenti non sono inclusi nella dieta si può determinare una condizione di carenza che investe contemporaneamente più vitamine.
Ad esempio, la carenza di riboflavina è normalmente parte di una carenza multipla che coinvolge altre vitamine del complesso B. Le vitamine del complesso B sono piuttosto labili e risentono negativamente dei processi di cottura o di conservazione, perciò alimenti che all’origine sono ricchi di tali vitamine possono risultare estremamente impoveriti nel momento in cui si presentano sulla tavola.
Infine, ha grande rilievo il fatto che numerose condizioni che il nostro organismo interpreta come stressanti accrescono il fabbisogno di tali vitamine, esponendo a un ulteriore rischio di carenza.

Grazie a tutte le considerazioni fatte, si può affermare che le vitamine del complesso B agiscono in sinergia e che la loro carenza tende a manifestarsi in forma associata. Pertanto, l’assunzione di una sola vitamina del complesso B si giustifica solo in casi rari.

In conclusione, per la conservazione o il ripristino dello stato di salute tutte le vitamine del complesso B sono assolutamente indispensabili.
Sarebbe bene interrogarsi sulla disponibilità nel corpo di tali vitamine, anche le meno celebri, perché vi sono numerose condizioni che espongono al rischio di manifestare una carenza o un accresciuto fabbisogno, con conseguenze negative sullo stato di salute e sulla capacità del corpo di difendersi dalle aggressioni degli agenti patogeni.