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Liovital AD

Liovital AD contiene olio di fegato di merluzzo, vitamine A, B1, D, E, polline, pappa reale, glicina e zinco. La vitamina A contribuisce al mantenimento di membrane mucose normali, la vitamina D contribuisce al normale assorbimento del calcio e del fosforo e contribuisce al mantenimento di ossa normali; lo zinco contribuisce al mantenimento della normale funzione cognitiva. Vitamina A, D e zinco inoltre contribuiscono alla normale funzione del sistema immunitario. La vitamina B1 contribuisce al normale metabolismo energetico e al normale funzionamento del sistema nervoso, mentre la vitamina E contri buisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. L’estratto di polline e la pappa reale sono sostanze ad alto valore nutrizionale.

Dose

  • 1 flaconcino al giorno

Confezione

  • 10 flaconcini con tappo serbatoio
Ingrediente Per 1 flaconcino
Vitamina A 1,2 mg
Vitamina D 12,5 mcg
Vitamina E 30 mg
Vitamina B1 25 mg
Zinco 7,5 mg
Glicina 300 mg
Polline 80 mg
Gelatina Reale (Pappa Reale) 65 mg
Olio di fegato di merluzzo 200 mg

Sindrome da anoressia-cachessia

L’assunzione regolare ed equilibrata di alimenti è la condizione necessaria per consentire lo svolgimento di tutte le funzioni del corpo umano. L’inadeguata assunzione di cibo innesca condizioni patologiche che, nel lungo periodo, possono causare il decesso dell’individuo. Quindi l’appetito e la sensazione di fame sono due stimoli essenziali per richiamare all’attenzione la necessità di alimentarsi.

Nel corso di molte malattie oncologiche si innescano complessi meccanismi che causano un’alterazione patologica degli stimoli fisiologici che spingono ad alimentarsi. A ciò consegue lo stato di anoressia, che è una delle cause della cachessia che caratterizza i pazienti affetti da malattie oncologiche.

La sindrome da anoressia-cachessia neoplastica è una sindrome multifattoriale, caratterizzata dalla perdita progressiva di massa muscolare, che non può essere completamente corretta solo grazie al supporto alimentare e che porta ad un progressivo danno funzionale. Il bilancio proteico ed energetico divengono negativi a causa sia del ridotto introito calorico, sia delle alterazioni metaboliche che si innescano come conseguenza della malattia oncologica. Nel ridurre progressivamente la massa magra come nel ridurre lo stimolo dell’appetito, un ruolo centrale lo rivestono l’infiammazione e lo stress ossidativo.

I medici specialisti ritengono molto importante adottare strumenti di valutazione e follow-up del paziente oncologico per individuare lo stato di pre-cachessia ed evitare o ritardare l’evoluzione verso la cachessia conclamata e la cachessia refrattaria. Infatti, nello stadio di cachessia conclamata la perdita di peso e la componente infiammatoria cronica hanno già innescato meccanismi di ciclico rinforzo e l’evento tende a generare un effetto domino che conduce alla cachessia refrattaria, ove alla perdita di peso si associano una chiara compromissione del performance status e una ridotta aspettativa di vita.

Tra i fenomeni più rilevanti scatenati dalla sindrome da anoressia-cachessia neoplastica vi sono l’astenia, la riduzione della mobilità a seguito della perdita della massa muscolare, la dispnea a seguito dell’indebolimento dei muscoli dell’apparato respiratorio, l’accresciuta suscettibilità alle infezioni, gli stati ansioso-depressivi, l’impatto negativo sull’immagine di sé e la percezione oggettiva del proprio declino.

Alcuni farmaci si sono dimostrati efficaci nel restituire l’appetito ai pazienti che manifestano la sindrome da anoressia-cachessia neoplastica ma sono gravati da importanti effetti collaterali.

Per tutti i motivi menzionati il medico, una volta che ha individuato lo stato di pre-cachessia nel paziente oncologico, attua tutte le misure che possono rallentare la progressione della sindrome e migliorare la qualità di vita. Tra le misure adottate vi sono il counseling alimentare, l’integrazione dell’alimentazione e la somministrazione di sostanze ad effetto oressigeno, possibilmente non gravate da effetti collaterali e controindicazioni.

Inappetenza nei bambini

L’inappetenza è un sintomo frequente attribuibile a molteplici cause. Brevi periodi di inappetenza sono abbastanza comuni in periodi critici come la preadolescenza e l’adolescenza, ma lo sono anche nella vita dei bambini piccoli, sia durante lo svezzamento, sia verso i 10 – 12 mesi sia intorno ai 2 – 3 anni.

Inappetenza si può osservare anche dopo una vaccinazione o durante l’eruzione dei denti e anche in concomitanza di malattie come le infezioni respiratorie, della bocca, gastrointestinali e urinarie. Un’inappetenza transitoria spesso rappresenta la conseguenza di un cambiamento, come una variazione della dieta, il cambiamento del contesto abitativo o il semplice cambio di stagione. Ci sono anche alcune situazioni psicologiche legate alle relazioni del bambino o dell’adolescente con i propri genitori, all’ambiente domestico in cui il pasto viene consumato, nonché al carattere e allo sviluppo psicomotorio personale del soggetto, che si accompagnano o si manifestano con inappetenza, spesso transitoria. I bambini, come gli adolescenti, tendono a manifestare le condizioni di stress modificando l’atteggiamento nei confronti del cibo, spesso rifiutandolo.

Tra le conseguenze dell’inappetenza persistente vi sono le carenze nutrizionali di macro e micronutrienti, il calo ponderale, l’indebolimento del sistema immunitario e l’arresto della crescita.

L’inappetenza non deve essere trascurata ma devono essere opportunamente indagate, grazie al medico specialista, le cause per intraprendere la più appropriata strategia terapeutica. La terapia causale è sempre la più indicata. Accanto a questa si può ricorrere a integratori alimentari contenenti sostanze che tendono a restituire l’appetito senza il rischio di generare effetti avversi, oppure che integrano, almeno temporaneamente, i micronutrienti, come le vitamine, che altrimenti tenderebbero a mancare condizionando negativamente lo stato di salute del soggetto.

BPCO

Secondo l’Istat, in Italia la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) colpisce il 5,6% degli adulti (pari a circa 3,5 milioni di persone) e causa il 55% delle morti attribuite alle malattie respiratorie.

La broncopneumopatia cronica ostruttiva consiste in una progressiva limitazione al flusso aereo nell’apparato respiratorio causata da una risposta infiammatoria a sostanze tossiche o irritanti che vengono inalate, spesso il fumo di tabacco o altre sostanze inalate anche per motivi professionali. L’infiammazione cronica che si instaura, associata allo stress ossidativo, porta alla progressiva distruzione del tessuto respiratorio e all’eccessiva produzione di muco. Sono state individuate anche cause genetiche. La sintomatologia è caratterizzata da tosse produttiva, difficoltà a respirare (la cosiddetta dispnea) e respiro sibilante che si sviluppano nel corso degli anni.

La bronchite cronica viene definita come la condizione in cui si presenta tosse produttiva quasi tutti i giorni della settimana per almeno 3 mesi di durata per 2 anni consecutivi. La bronchite cronica diventa bronchite cronica a carattere ostruttivo quando compare anche l’ostruzione al flusso dell’aria.

L’enfisema è definito come la distruzione del tessuto polmonare che ne aumenta la tendenza al collasso. Ne consegue una limitazione del flusso aereo e l’intrappolamento dell’aria. Gli spazi aerei si allargano e possono infine formare delle sorte di bolle.

Vari fattori causano la limitazione al flusso aereo e le altre complicanze della broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Le infezioni sia virali, sia batteriche delle vie respiratorie, alle quali i pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva sono particolarmente esposti, possono accelerare la progressione della distruzione del tessuto polmonare. Infatti, circa il 30% dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva presenta una colonizzazione batterica delle vie aeree inferiori, l’ostruzione al flusso dell’aria peggiora la clearance del muco, facilitando l’insorgenza delle infezioni, che aggravano ulteriormente l’infiammazione, accelerando la progressione della malattia. Tuttavia, non vi è evidenza che l’impiego a lungo termine di antibiotici possa rallentare la progressione della broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Si verificano anche crisi acute durante il decorso della broncopneumopatia cronica ostruttiva, caratterizzate da un aggravamento dei sintomi. Spesso risulta impossibile accertare le cause di ogni riacutizzazione, ma solitamente vengono attribuite a infezioni virali delle alte vie respiratorie o a bronchiti batteriche acute o all’esposizione a sostanze irritanti. Con il progredire della broncopneumopatia cronica ostruttiva, le crisi acute tendono a divenire più frequenti, mediamente circa da 1 a 3 episodi all’anno.

Tra le numerose complicanze, anche molto gravi, della broncopneumopatia cronica ostruttiva vi è la perdita di appetito e di massa muscolare, soprattutto causati da infiammazione e stress ossidativo, fino all’innesco della cosiddetta sindrome da anoressia-cachessia, che aggrava ulteriormente il grado di sofferenza del paziente. Altre complicanze importanti sono rappresentate dalle malattie cardiovascolari.

La gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva implica l’impiego di appropriati farmaci, integratori alimentari e di ossigeno sia per il trattamento della malattia cronica, allo scopo di prevenire le riacutizzazioni e migliorare, nei limiti del possibile, la funzione respiratoria, sia per il trattamento delle riacutizzazioni stesse, sia per il controllo delle complicanze come la perdita di appetito e di massa magra.

Carenza di micronutrienti

L’attuale prospettiva in merito alle malattie legate all’alimentazione si concentra principalmente sull’obesità e sulle sue conseguenze patologiche. Tuttavia, esiste anche un grave problema di malnutrizione.

Le carenze di micronutrienti contribuiscono a molti disturbi legati all’età. Un gruppo a rischio particolare di carenze di micronutrienti è rappresentato dagli anziani. Molti anziani, come i più fragili, quelli affetti da malattie croniche e quelli che vivono nelle residenze sanitarie assistenziali, perdono progressivamente l’appetito e si affidano a pasti con un contenuto insufficiente di micronutrienti per coprire le loro esigenze nutrizionali quotidiane.

È stato stimato che nei Paesi Occidentali una parte significativa della spesa pubblica per l’assistenza sanitaria e sociale è destinata alla cura della malnutrizione e circa la metà di questa spesa è destinata alle persone anziane. Sebbene il focus principale della malnutrizione negli anziani, specialmente oltre i 75 anni, sia la carenza di proteine e di fonti energetiche, non da meno sono le carenze di micronutrienti come le vitamine e i sali minerali. Una revisione degli studi scientifici condotti per indagare questo problema nei Paesi Occidentali ha mostrato che, negli anziani al di sopra dei 65 anni, le assunzioni di vitamina B12, vitamina D, vitamina B1, vitamina B2, calcio, magnesio e selenio risultano sistematicamente insufficienti.

Inoltre, ad un numero crescente di anziani viene diagnosticata una condizione di malassorbimento a livello intestinale e questo risulta collegato ad un aumentato rischio di carenze di micronutrienti, in particolare di ferro, di calcio, di acido folico e di vitamine liposolubili, come la vitamina A e la vitamina D.

Gli effetti iniziali delle carenze di micronutrienti possono essere relativamente lievi, diffusi e senza chiari segni clinici e quindi possono facilmente sfuggire sia al soggetto anziano sia al medico curante. Ad esempio, le carenze di vitamine del complesso B possono causare un lieve declino cognitivo o una lieve anemia, l’insufficienza della vitamina B1 aumenta nel sangue i livelli dei prodotti finali della glicazione avanzata, che sono collegati allo sviluppo del diabete di tipo, le carenze di vitamina B12 e folati aumentano i livelli di omocisteina collegati alle malattie cardiovascolari e alle forme di declino delle funzioni cognitive e la carenza di vitamina D altera la funzione del sistema immunitario. Man mano che le carenze si protraggono nel tempo o si aggravano i disturbi da esse determinati peggiorano e possono divenire irreversibili.

La prevenzione e il trattamento per mezzo dell’alimentazione o dell’integrazione alimentare delle carenze di micronutrienti, sia restituendo l’appetito all’anziano, sia integrando gli appropriati micronutrienti, come le vitamine del complesso B, la vitamina A e la vitamina D, sono le chiavi per una gestione efficace della malnutrizione degli individui anziani. Ciò consente un miglioramento della qualità di vita dei soggetti e determina anche un risparmio significativo rispetto al costo del trattamento delle malattie derivanti dalla malnutrizione.

Ricostituente

I bambini e gli adolescenti hanno un elevato fabbisogno sia di calorie, quindi di macronutrienti, sia di vitamine, i cosiddetti micronutrienti. Un’adeguata e costante presenza di vitamine nella dieta consente una crescita completa e uno sviluppo armonioso. Un rinforzo occasionale della quantità di vitamine introdotte consente di meglio affrontare gli impegni scolastici, le attività sportive o la convalescenza dopo una malattia.

Le vitamine del complesso B, la vitamina D, la vitamina A sono indispensabili per il corretto funzionamento di tutte le cellule: sono indispensabili per le funzioni cellulari necessarie all’ottenimento di energia dagli alimenti, come sono indispensabili per le reazioni biochimiche necessarie per costruire la struttura dell’organismo o per consentire lo svolgimento di tutte le sue funzioni. La vitamina D, ad esempio, nei bambini e negli adolescenti è fondamentale per una crescita armoniosa, dato che contribuisce allo sviluppo e al benessere dell’apparato muscoloscheletrico e dei denti. Questa vitamina è poco presente negli alimenti è viene sintetizzata grazie all’esposizione al sole. Se tale esposizione è insufficiente, la sua disponibilità nell’organismo può risultare inadeguata con ripercussioni negative sullo sviluppo del soggetto.

L’accresciuto fabbisogno delle vitamine che caratterizza l’infanzia e l’adolescenza, se non viene appropriatamente soddisfatto per mezzo dell’alimentazione può determinare una sensazione di frequente stanchezza, una riduzione della capacità di concentrazione e una maggiore esposizione al rischio di infezioni con conseguente riduzione delle prestazioni fisiche e intellettuali del soggetto. Inoltre, può condizionare negativamente lo sviluppo. Quindi bisogna valutare con attenzione l’alimentazione ed eventualmente ricorrere agli opportuni integratori alimentari a base di vitamine del complesso B, vitamina D e vitamina A.